Atmosphere

A volte ritornano

By 25/10/2016 Novembre 14th, 2018 No Comments

Il passaggio dai Settanta agli Ottanta

Stanchi di riferimenti agli anni Settanta, nell’arco degli ultimi anni stanno tornando gli Ottanta. Segnali evidenti di questo cambio di rotta sono sicuramente lo strasuccesso di prodotti come Stranger Things (Duffer Brothers, 2016) e Drive (N. W. Refn, 2011). Così come, d’altro canto, è significativa la decisione di interrompere la serie tv Vinyl (M. Jagger, M. Scorsese, 2016) che, ambientata negli anni Settanta, racconta del fondatore di un’etichetta discografica di musica rock.

Il rock sembra non interessare più la cultura dominante, soppiantato dalla musica realizzata con programmi per pc e app, che prendono il posto delle sale prova e dei classici studi di registrazione. Ma nonostante questo, Il rock non é morto: è soltanto in attesa di nuove ispirazioni. Ora la musica nasce sui monitor, solcando hard disk, attraverso programmi crackati, in piccoli e più o meno improvvisati studi casalinghi. È questo che il pubblico vuole, è questo che il pubblico fa.

Tre momenti chiave

I compositori della colonna sonora di Stranger Things sono Kyle Dixon e Michael Stein, membri dei Survive. Le loro sonorità portano immediatamente agli anni Ottanta, ad artisti del calibro di John Carpenter, regista e compositore che irruppe nella scena cinematografica statunitense con film di stampo fanta-horror e slasher, come Distretto 13 – Le brigate della morte, Dark Star, Halloween e The Fog. Già al tempo Carpenter trovò, anche grazie all’influenza musicale di gruppi come i Goblin, il giusto modo di proporre un nuovo e futuristico approccio al più classico rock, suonando riffs e giri di basso con synth e sequencer.

Pioniere della musica elettronica è sicuramente Jean Michel Jarre, musicista e compositore francese, che ha cominciato negli anni Settanta a sperimentare con i primi rudimentali sintetizzatori analogici. Con il suo VCS3, primo sintetizzatore portatile della storia, ha sviluppato suoni che sono veri e propri spazi, ambienti sonori che hanno portato a un nuovo modo di concepire la musica. Sul finire degli anni Settanta pubblicò due album che hanno aperto le porte al nuovo decennio, Oxygen e Equinoxe.

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Giorgio Moroder, è stato tra i primi a convogliare le influenze funky e disco degli anni Settanta in quello che Brian Eno definì “il suono del futuro”. Si riferiva in particolare al brano I Feel Love di Donna Summer, prodotto proprio da Moroder sul finire degli anni Settanta: “Questo disco cambierà la musica da discoteca per i prossimi 15 anni”, conclude Eno parlandone con un altro mostro sacro degli anni a venire, David Bowie. E così è stato: quel suono del futuro, è diventato il suono degli anni Ottanta.

Cosa ne pensa UGO?

Com Truise è sicuramente uno degli artisti che vale la pena prendere come esempio. Nelle sue produzioni si può sentire un forte richiamo agli anni Ottanta, avvertire una tensione verso il genere synthwave in album come Galactic Melt (Ghostly International, 2011), e di In Decay, (Ghostly International, 2012). I suoi inizi come produttore e dj drum’n’bass, ambient e hip hop si possono riscoprire ora filtrati da un gusto più synthpop nei suoi migliori remix. Non passano infatti inosservati i suoi re-edit di Encom Part II dei Daft Punk, One More Night dei Maroon5, Awake di Tycho, Strobe di Deadmou5 e Prayers/Triangle dei Deftones.

Com Truise viene riconosciuto per il suo approccio visionario alla musica.

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