Atmosphere

ATMOSPHERE: CECILIO NR.005

By 01/12/2016 Novembre 14th, 2018 No Comments

Slow Life è un gruppo multidisciplinare italiano-spagnolo, con sede a Berlino. Il loro stile è influenzato dalle classiche sonorità Detroit e U.K, ma forte è anche la contaminazione di ritmi afro – soprattutto nelle produzioni di S.Moreira, esperto percussionista nonché elemento chiave del gruppo. Il segreto negli showcase di Slow Life è musica di qualità, aperta e impegnata nella sperimentazione; i loro live e djset sono ormai diventati una realtà nella scena europea House e Techno.

Oggi e solo per UGO, uno dei membri di questo fantastico gruppo di artisti svela qualche segreto. La parola a Cecilio, dj che negli ultimi mesi si è esibito tra Canada e USA, approdando al ADE Special di Amsterdam, fino all’ultimissimo showcase con il progetto Slow Life all’Hoppetosse di Berlino.

Nei tuoi incredibili djset e podcast vi è una ricerca profonda assieme ad una caleidoscopica varietà musicale. In quanto collezionista ed amante della musica, qual è il filo rosso che unisce tra loro tutti i vinili che collezioni ed ascolti?

Ho collezionato dischi per anni, comprando qualsiasi cosa che mi sembri buona, pura e semplice. Non potevo farne a meno. Soprattutto all’inizio, la mia collezione non aveva molto senso, secondo la logica dei club. Dischi di diversi generi e stili: non potevo suonarli, e non li ho suonati per anni. Ma con il tempo ho avuto modo di esibirmi in altre situazioni, diverse da quelle dei club. Così è addirittura successo che molti di quei dischi insuonabili nei club, sono quelli che hanno superato al meglio la prova del tempo. Sono molto felice di aver semplicemente seguito il mio istinto. Ma oggi cerco di non comprare più dischi. È un enorme spreco di soldi, nonché di spazio. Se compro qualcosa cerco di immaginarmi la situazione e lo spazio in cui si potrebbe suonare, che sia un set in un club/bar/chiringuito, o un podcast. Ma è un filtro bizzarro visto che di solito le situazioni sono frutto della mia immaginazione e potrebbero volerci anni prima di materializzarsi…ed ecco che i podcast o le registrazioni forniscono una scusa perfetta! Diciamo che il filo rosso che lega la musica che suono sia principalmente la sonorità afro: Dio mi ha creato funky e sono lieto della sua scelta! 🙂

Quali artisti ti hanno più ispirato?

È sempre difficile scegliere dei nomi, cambiano a seconda del momento. Ma vorrei dire che quelli che mi hanno più ispirato, sono quelli che rimangono nel tempo fedeli a loro stessi. Se devo nominare alcuni dei nomi che più mi hanno ispirato negli ultimi anni, direi: Zip, lui rappresenta un esempio di quello di cui ho appena parlato; Nico Lutz, perché mi ha letteralmente aperto la mente con musica dell’altro mondo e Theo Parrish, personaggio incredibile, mi ricorda che la “Dance Music” non dev’essere per forza “Techno”. Inoltre, devo nominare Eduardo de la Calle che non è solo un gran dj e produttore, ma una fonte d’ispirazione per quel che riguarda il significato della vita. Lui mi ha mostrato strade per le quali non potrò mai essergli abbastanza grato.

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Parlaci di te. Come hai iniziato, com’è cambiato il tuo gusto da quando hai iniziato a mettere dischi

Tutto iniziò nei primi anni 2000, ero già abbastanza preso dalla musica Dance underground, appena tornato a Córdoba, dopo due anni di studi a Madrid. È allora che ho preso la decisione di diventare un dj. Ho ricevuto dei soldi in seguito ad un incidente stradale e in un paio di anni li ho spesi tutti in vinili, un paio di nuovi giradischi Technics e un mixer Vestax. Non m’interessavano cdplayer, né il nascente Traktor/Final Scratch. Ma nessuno mi supportava davvero con questa storia dei vinili, considerandomi come pazzo fermo nel passato. Fortunatamente le cose sono cambiate e i vinili sono diventati di nuovo cool, anche se in Andalusia e nel resto della Spagna ancora si lotta per trovare nei locali un paio decente di Technics. 

All’inizio compravo tutti i tipi di musica elettronica, ma principalmente Breakbeat, Uk, House e qualche disco Techno. Successivamente mi è capitato di suonare in diversi rave, dove ho potuto sperimentare veri e propri set freestyle; e sempre pronto ai lunghissimi set delle feste in casa. In queste situazioni fuori dagli standard dei club, che sono cresciuto come DJ.

Con gli anni il mio gusto si è allargato a tutti i generi di Black Music e elettronica, così mi sono ritrovato immerso nei meandri della Roots e della Dub. Un anno che mi ha cambiato la vita è stato quello passato a Bristol, durante l’Erasmus. È qui che ho conosciuto la cultura SoundSystem nel suo splendore. Una rivelazione. Se non faccio parte di un SoundSystem, o creato uno mio, è perché ero già impegnato a suonare altri generi di musica nei club, e perché non ho trovato un complice. Poi sono arrivati gli anni di Berlino. Mi sono gettato nel “digging” di dischi usati, ho trovato grandi amici che facevano lo stesso e avevano le mie stesse aspirazioni e gusti musicali. Questo ha dato vita al progetto Slow Life.

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Nella tua esperienza, quali cambiamenti hai notato tra i frequentatori dei locali negli ultimi anni (persone, mode)?

La retorica dei ”bei tempi andati” è una facile tentazione,anche se spesso è anche vero. Continuo a trovare musica fantastica degli anni 90, i mixer rotatori sono tornati; contemporaneamente abbiamo ancora le stesse droghe e l’80-90% della gente nei party non sa chi sia il dj che suona. Non sono una persona restrittiva, ma se potessi cambiare qualcosa nei locali e nella nightlife, sarebbe riguardo l’alcool. È senza dubbio la peggiore droga che ci sia e rende le persone più fastidiose e vulnerabili, ma capisco anche i pressanti interessi economici che sono alla base della vita di qualsiasi club. Musicalmente parlando, ci sono molte tendenze differenti, e la musica elettronica underground sembra sana e ha un’esposizione di massa, ma sono molto scettico. Nella nostra scena specifica, stiamo notando una positiva tendenza a valorizzare i dj che non hanno bisogno di essere anche dei produttori. Fortunatamente, io e la mia gente suoniamo per il promoter/club che sono davvero “dentro” la musica e sanno quindi cosa aspettarsi e che hanno un pubblico solitamente di mentalità aperta. Ma niente supererà le nostre feste Slow Life a Berlino, con i nostri amici e la nostra famiglia estesa, dove c’è sempre una fantastica atmosfera e dove ci troviamo a suonare qualsiasi cosa vogliamo fino a tardi nel pomeriggio.

Qui, è dove personalmente ho avuto le migliori esperienze.

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Cinque album che ti piacerebbe consigliare a i lettori di UGO?

Uff! Un compito per niente facile. Nominerò solo alcuni che mi balenano fugaci in mente:

*Nu Era – Beyond Gravity (1994)

Lo porto sempre nella mia borsa, non importa se non lo suono. È semplicemente troppo bello per non portarlo con me ogni volta.

*Solo los Solo – Quimera (2001)

Un album rap probabilmente il mio preferito della scena spagnola. Mi ci è voluto molto tempo prima di dargli una chance, ma finalmente l’anno scorso l’ho fatto. Avuto in repeat in macchina per mesi.

*Tommaso Cappellato & Astral Travel – Cosm´ethoc (2013)

Un album cosmico, jazz fantastico, rilasciato solo in CD, comprato come regalo per mio padre. Non l’ho menzionato, ma è grazie ai miei genitori che ho scoperto e apprezzato la musica jazz.

*Reginald Omas Mamode – IV (2016)

Uno degli ultimi album che ho comprato. Un fantastico artista emergente che ho scoperto grazie ad uno dei miei migliori amici e compagni di guerra sin dall’inizio, Mr. Juani Cash.

*Primary Percepiton – Evidence of a Primary Percepito (2017)

Questa é un’esclusiva! Il prossimo album che sarà rilasciato su Slow Life. È di due fratelli spagnoli stabilitisi a Berlino, che rappresentano davvero un esempio di quella che è la nostra prospettiva. Non vedo l’ora di condividerlo con il mondo!

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Qualcos’altro che ti va di aggiungere?

Grazie per il vostro interesse e supporto, spero gradiate il mio mix. 

Peace!

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