Atmosphere

Atmosphere: Pellegrino NR.007

By 02/01/2017 Novembre 14th, 2018 No Comments

Tra i fondatori della Early Sounds Recordings, Pellegrino prova un amore viscerale per batteria e percussioni, così come per tappeti di archi, synth e ritmi che si rincorrono mescolandosi l’uno con l’altro. Questi sono i caratteri distintivi che scorrono come linee sottili, intrecciandosi nei suoi numerosi progetti. Una ricerca continua, tesa all’equilibrio e all’armonia delle parti. Il risultato sono set e produzioni d’eccezione, come quelli realizzati per la sua etichetta.

La scorsa primavera è uscito il suo album d’esordio, Periplo, per la Early Sounds Recordings. Un mix di sapori mediterranei, un cocktail di stravaganza groove disco che brilla di sofisticata fusion jazz, il tutto filtrato attraverso un’anima dannatamente funky.

Come ti sei avvicinato alla musica?

Fin da piccolo ho bazzicato la musica, era una costante in casa, ricordo le domeniche mattina della mia infanzia quando mio padre metteva qualche disco mentre la casa riprendeva vita, easy listening, soul, rhythm and blues, fusion, cose così, è molto fan di gruppi tipo Tower of Power, Yellow Jackets, ma anche Stevie Wonder piuttosto che roba più blues rock come John Mayall, Joe Cocker, Clapton o l’immenso Muddy Waters. Per parecchio tempo l’ho sfiorata, poi ci sono “caduto” dentro in pieno.

Quali artisti ti hanno ispirato di più?

Ce ne sarebbero tantissimi e non so se questi artisti o gruppi mi hanno ispirato in senso stretto, sicuramente sono stati e sono per me molto importanti, anche solo per un loro disco. Weather Report, Bill e Gil Evans, Toni Esposito, Charles Mingus, Stevie Wonder, Pino Daniele e non posso non citare Miles Davis sopratutto partendo dal periodo modale.

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Come é cambiato il tuo gusto nel corso degli anni?

Beh, molto, non direi in meglio o in peggio, credo che nella vita si attraversino innumerevoli fasi ognuna delle quali ha un valore specifico, che sia esistenziale o culturale, a suo modo ognuna ti lascia qualcosa. Sicuramente sento di poter dire che oggi rispetto al passato sono musicalmente, sia dal punto di vista dell’ ascolto che in ambito studio/label, molto più vicino a ciò con cui sono cresciuto. Immagino sia un percorso obbligato che accompagna la maturazione personale, la ricerca di qualcosa di più complesso ed articolato, con più sfumature ed aperto a diverse interpretazioni, ad ogni modo sono discorsi piuttosto soggettivi.

In Periplo é presente un forte richiamo a strumenti acustici, ricordi un momento nel tuo percorso musicale in cui hai deciso di ricorrere a questo setup?

In linea di massima ho sempre provato ad inserire questi elementi nei lavori in studio, principalmente percussioni, ma non ne ero mai soddisfatto, evidentemente sbagliavo l’approccio o i tempi non erano maturi perché la cosa prendesse una forma per me soddisfacente. Da adolescente ho studiato la batteria e per un po’ il basso e credo che riavvicinarmi a tutto ciò che può darmi la possibilità di avere una interazione più fisica in studio sia stato un passo tanto naturale quanto fondamentale che ha dato un impulso decisivo alle sessioni che sono alla base del disco.

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Da produttore, come prendono vita le tue tracce, un beat, un synth, l`ascolto di un disco?

Sicuramente gli ascolti e le influenze contano molto, sarebbe falso il contrario ed il bello della musica sta proprio in questo secondo me, la ricerca che passa attraverso la condivisione e l’influenza reciproca. Ultimamente non sono quasi mai solo in studio e quindi posso lavorare di più sull’ossatura dei pezzi che di soluto partono da idee di beat o comunque da percussioni varie, in studio giro fra batteria, congas etc finché non trovo una soluzione interessante che però può anche essere un giro di basso o magari un riff, insomma è una dinamica aperta e spesso istintiva.

A quali progetti stai lavorando e quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

Oltre a tenere le redini di Early Sounds assieme a Dario e Massimo, con tutti i progetti ad essa connessi e alla struttura di distribuzione su Berlino che stiamo portando avanti ormai da un po’ con Paul, sto finendo di lavorare ad un disco che ho registrato con la band in studio per un progetto di rivisitazione e riscoperta del sound jazz-funk/disco italiano ed un album solista che ho in cantiere da un po’ che sarà il seguito di Periplo in un certo senso.

img_5313Tre album che consiglieresti di ascoltare ai lettori di UGO?

Se avessimo solo il tempo per gli ultimi 3 dischi sulla terra proporrei in quest’ordine:

Portrait in Jazz (Bill Evans)

Qualcosa ca nu’mmore (Napoli Centrale)

The Black Saint and the Sinner Lady (Charles Mingus)

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