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Atmosphere

DCDJ Soulmind’s Atmosphere

By 11/02/2019 No Comments

Mi ritrovai nuovamente a Brescia, dove conobbi Dcdj Soulmind.

Ci incontrammo a casa sua, in un quartiere popolare dove vivono principalmente anziani e stranieri, immersi in un’atmosfera d’altri tempi, tra i cani che abbaiavano e anziane signore sedute sul ciglio della strada facendo comunella. Durante la cena a casa sua, che mi preparò lui personalmente, parlammo di come la musica è da sempre il suo grande amore insieme alla passione per la cucina. Tra un boccone e l’altro mi citò molti aneddoti della sua succosa carriera da musicofilo, consolidata oramai da più di un trentennio di attività costante.

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Il mio viaggio tutto italiano proseguì, e tornai nel bresciano, in un paesino di provincia dove ad aspettarmi trovai Enio, DCDJ Soulmind. Mi ospitò a casa sua, in un quartiere dove vivono principalmente anziani e stranieri; molti bambini giocano in cortile, le signore stanno fuori fino a tarda sera a chiacchierare ed i cani abbaiano. In quest’atmosfera movimentata, Enio mi preparò un’ottima cena, fin da subito mi disse di avere due grandi passioni, la prima per la musica e la seconda per la cucina.

Enio è cresciuto in un paesino nella provincia di Brescia, non molto distante dal centro, e mi disse di essere l’ultimo di sei figli, con una differenza di undici anni rispetto alla sorella che lo precede. Suo padre fu prigioniero di guerra e lo trattennero in Inghilterra, dove conobbe la madre di Enio.
La sua adolescenza trascorse nel pieno degli anni ’80: ricorda che fin da piccolo ascoltava musica grazie ai fratelli più grandi, e spesso, quando rientrava a casa, metteva in play Ummagumma dei Pink Floyd.

A 14 anni, insieme a dei ragazzi più grandi di lui, entrò per la prima volta in una discoteca di Gambara: si trattava del Typhoon. “Mi ha aperto in due, c’era una musica della madonna”, mi disse.
La voglia di fare il dj si sviluppa in Enio proprio in questi anni, tra l’81 e l’85, quando, oltre al Typhoon, iniziò a frequentare anche il Cosmic, un altro locale storico a Lazise, in provincia di Verona. Conobbe poi un ragazzo, il quale possedeva un impianto che gli insegnò ad usare: Enio andava da lui ogni sabato, passavano ore a mettere musica ed insieme ricercavano quei dischi che avevano sentito proprio in discoteca. La ricerca era davvero varia, si andava dal jazz, all’elettronica di fine anni ’70 inizio anni ’80, alla musica africana. Enio ha fin da subito preferito il genere black, soprattutto afro: gli piacevano le percussioni ed il lato tribale di queste tracce, che donavano un’atmosfera perfetta ai locali.

Passarono così le prime serate e le prime feste in cui si suonava principalmente tra amici, poi Enio dovette partire per il servizio militare. In quest’occasione conobbe due ragazzi che condividevano con lui la stessa passione per la musica. Uno era di Brescia, proprio come Enio, mentre l’altro era di Rimini e faceva il dj presso la discoteca New York, che si trovava proprio nel centro di Rimini. Grazie alla sua influenza Enio si avvicinò così a nuovi generi, in voga allora in tutta la zona romagnola, come la disco.

Una volta rientrato dal servizio militare, Enio rivoluzionò uno dei suoi due garage, lo insonorizzò e ci costruì una sala studio tutta sua, dove la sera passavano vari amici per suonare e ascoltare musica.
Ascoltava sempre una radio, si chiamava Radio Azzurra. Ai tempi, la radio aveva lanciato in radio un contest dove si richiedeva l’invio di una cassettina. Ecco una delle prime piccole soddisfazioni: Enio aveva mandato la sua cassetta, arrivò in finale e venne poi contattato ed invitato in radio insieme all’altro finalista. Non vinse però quel contest: la sera della finale, Enio decise bene di partire con la sua ragazza e di andare al mare. Quando tornò dalla vacanza, venne ricontattato dalla radio, ma le condizioni contrattuali non rispettavano la passione per la musica nutrita da Enio, che, quindi, rifiutò l’offerta. “Mi ero tarpato le ali da solo” mi disse, la preoccupazione per aver perso un’occasione però si trasformò in nuova opportunità.

Nel 1989 a Brescia aprì la discoteca Kaleido: Enio lo ricorda come l’unico locale house che avesse frequentato in questi anni. I dj resident del Kaleido erano Francesco Zappalà e un amico di Enio. L’house di Zappalà, con impronta di Chicago, colpì molto Enio che ricorda come primo vero impatto con il genere, ma che non ebbe poi un gran seguito di interesse. Enio era abituato ad altri ambienti, rispetto a quelli dedicati all’house music. Un locale a cui era molto affezionato fu l’OKAPIA INDUSTRIALE: un vero e proprio club, quindi ingresso con tessera, una sala con il biliardino e il tavolo da ping pong, e una sala dove ballare e dove suonare. La musica era davvero varia, ma di impronta black. Enio fece in questo locale diverse serate, fino al 93/34 circa. Successivamente decise di investire su se stesso e, insieme ad altri suoi conoscenti ed amici, diede il via a moltissimi progetti ed eventi notturni. Brescia era una città viva, più che adatta anche se nel frattempo Enio non si fermava mai.

Un amico di Enio, ad inizio anni 2000, aprì un circolo arci nel centro di Brescia, La Fabbrica del Cacao: ricorda che c’era un portone di legno che non permetteva di intravedere nulla di quello che c’era al di là di esso, ma al suo ingresso c’era una telecamera; “bisognava quindi suonare ed attendere che qualcuno ti aprisse, altrimenti rimanevi fuori”, mi disse. Enio conosceva il proprietario del posto, che gli propose di suonare in quel locale. Così ci suonò per tre stagioni, dal 2006 al 2008, perché poi il circolo divenne un bar. Mi disse che lì ogni weekend era festa. House di Detroit, tanta disco e tanto soul: questi erano i generi che si ballavano nel circolo in cui suonò Enio, proprio nel periodo in cui la minimal faceva da regina. “La gente che veniva lì, veniva lì perché si beveva bene e faceva figo riuscire ad entrare”, mi disse. I dj che suonavano lì potevano permettersi ogni cosa, iniziando a mettere musica dalle 7 di sera, fino a notte fonda. Una era la console, Enio ed altri 4-5 si alternavano. Visto decollare il progetto, programmarono meglio la gestione delle serate, tant’è che vi passarono a trovarli dj anche di livello internazionale, in pieno stile clubbing. A tal proposito Enio mi disse di aver lavorato per Radio Onda D’Urto, ed ha gestito per 5 anni la “Tenda Blu”, l’area dedicata ai dj, insieme a Luca. Prima di Enio, nessuno aveva mai portato l’house o la techno al festival, che ha sempre avuto un’impronta indie-rock. “Furono anni molto impegnativi”, mi disse, ma riuscì a portare programmazione di alto livello ogni anno.

Nel 2005/2006 Andrea Nones fondò il collettivo di GROUND, un ragazzo di Trento trapiantato a Brescia, anche lui dj, ma di musica elettronica sperimentale e dub. Enio venne invitato nel collettivo da Andrea, per partecipare al progetto insieme a Vitus, Philo e altri musicisti bresciani. Enio aveva il compito di curare la sezione che riguardava i dj e il lato black della musica.

Il collettivo di Ground organizzò il primo festival di musica elettronica a Brescia nel 2007. Per l’occasione furono invitati a suonare moltissimi dj locali e non solo, ma anche Morphosis, Kerk Degiorgio aka As One. Successivamente, insieme ad Abe, propretario dell’Officina del Cacao, e Valentina insieme a “Le Tre Tits”, decise di organizzare dei party: si chiamavano Gomma. Il nome cadeva a pennello: l’intento era quello di creare un’atmosfera di festa malleabile come il materiale che la gomma rappresenta. Nel 2008 fecero ben 4 party, un sabato al mese. Enio mi raccontò che la vigilia di Natale del 2008 entrarono al party così tante persone, che all’esterno sorsero grossi problemi nella gestione delle altre persone che non riuscirono ad entrare. Enio volle così fermarsi: il suo party era diventato una moda, e questo a lui non piacque. “Ho iniziato fin da giovane a dire di no a proposte che limitavano o condizionavano ciò che amo”, mi disse. E così non ci furono altri eventi di Gomma.

Per un anno Enio non organizzò altri eventi, anche se continuò a girare e a suonare nei locali. Durante gli anni conobbe moltissime persone, molti artisti e dj a livello nazionale ed internazionale, magari ancora non famosi, ma che ora riscuotono grande successo. Nel frattempo Enio consolidò l’amicizia con Paolo, proprietario de Le Disque Record Store di Verona, Enrico aka VOLCOV, Stefano, proprietario del negozio di dischi Militant Soul di Torino, e Trenti della SOUL ALLIANCE CREW.

“A fine 2009 la voglia di fare festa è tornata forte”, mi disse. Così con Valentina, Frenz e Willy trovarono un locale, si trattava di un piano bar in un centro commerciale. Il 27 dicembre del 2009 organizzarono il primo party: suonavano Enio, Philo ed Euro. “C’erano lampadari appesi con le corde, un pianoforte a coda, tappeti e tavolini vari”, mi raccontò. Lo sistemarono un po’, ed al party arrivarono un centinaio di persone. Era così avanzata la fornitura del bar, e così decisero di riutilizzarla per un secondo party, per gennaio.

Memore di ciò che fu Gomma, decisero di non pubblicizzare l’evento, ma ormai la voce era girata. Alle 2.30 del mattino i ragazzi del bar dovettero andare in altri locali per cercare il ghiaccio che era finito, ma anche i liquori e l’alcol. Quella sera fecero 300 persone in 100mq compreso il bar.
I proprietari del locale, visto il successo della serata, proposero ad Enio e agli altri organizzatori di fare un party ogni settimana. Così nacque il progetto Disco Volante, l’idea era quella di fare party itineranti, anche se poi rimasero fedeli al locale. Lo gestirono dal 2010 al 2014 e “in quel periodo a Brescia ti sei perso qualcosa che non succedeva da anni”, mi disse. Era il ritorno dell’house di Chicago, dell’house di Detroit, della Disco, quindi di un suono molto curato, così per tutti i weekend.

Anche Enio suonava ogni weekend, in apertura o in chiusura: in questi anni invitarono moltissimi artisti da tutto il mondo, tutti restavano impressionati dall’impianto di alta qualità, e c’era anche Raoul, il regista del suono che passava tutta la serata a correggere qualsiasi errore. “Anche gli americani che vennero da noi pensavano <questi qua che roba hanno messo in piedi?>” mi disse sorridendo.

Non c’erano divanetti o tavoli, la sala doveva essere libera per la musica e in tutto questo Enio ricorda la figura di Luca, che fu collaboratore e rappresentante della serata e in città divulgava la loro filosofia.

Enio DCDJ Soulmind raggiunse molta notorietà: tutti lo contattavano, tutti volevano suonare al Disco Volante. Mi raccontò di un capodanno, dove nel locale erano arrivate ben oltre 500 persone in uno spazio comunque piccolo e ridotto.
In questi anni si legò molto alla coppia di dj Lakuti e Tama Sumo: condivideva con loro la stessa filosofia verso la musica e la concezione del clubbing. Furono invitate al Disco Volante più volte, consolidando così l’amicizia con Enio. In un’intervista per la CDR di Berlino alle due djs venne chiesto quale fosse il locale che si avvicinasse più allo spirito del club degli anni 80, loro risposero proprio “Disco Volante”.

Lakuti e Tama Sumo inoltre, invitarono a loro volta Enio per suonare al loro party di Londra, di nome “Your Love”, e poi anche al loro “Finest Friday” del Panorama Bar, al piano superiore del Berghain.
Tutt’oggi Enio collabora con loro: insieme organizzano un party al DUDE di Milano, il Bessie Smith, dove ha suonato proprio lui lo scorso 28 dicembre.

Nel frattempo Enio ha girato molti party in Italia, in molti locali ci è tornato, in altri ci è stato per la prima volta. “A me piaceva la musica, anche le ragazze eh” mi disse ridendo.

Mi parlò a lungo della sua passione per la musica, quella passione che da ragazzo lo faceva prendere e partire da solo alla ricerca dei dischi. Mi raccontò di aver perso e speso molti soldi nei dischi, molto spesso con la speranza che fosse quello giusto, ma poi in realtà si trattava di tutt’altro. Era un modo diverso, sicuramente non c’era internet né tantomeno shazam. “Conoscevo gente che mi diceva di aver trovato dischi brasiliani a Londra e gli chiesi di portarmeli”, mi raccontò. Fu davvero bello provare ad immergersi con la fantasia in anni non troppo distanti, dove a spingerti era la sola curiosità. Enio mi disse di non utilizzare nemmeno delle semplici chiavette usb per mettere musica: sfrutta la sua memoria visiva per ricordare ogni etichetta presente sui tantissimi vinili ormai in suo possesso. “Io sono uno a cui piacciono i piatti” mi disse riferendosi ai vinili.

E così ci salutammo, ringraziandolo della cena e dell’ospitalità, mi disse: “io sono contento di quello che ho fatto”, e questa è la cosa più importante.

Sara Parsani

Sara Parsani

Laureanda presso la facoltà magistrale di Editoria, culture della Comunicazione e Moda presso l'Università degli studi di Milano, Sara Parsani si è sempre occupata della stesura di articoli a tema musicale, come freelance, relaziondandosi direttamente con gli artisti, occupandosi di interviste e di recensioni alle nuove uscite di brani e album. Attualmente vive tra Bergamo e Milano, con partecipazione attiva alla vita notturna proposta dal territorio.

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