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Droga e cartoni animati, un legame chimico indissolubile

Nome: Scooby Snax – segni particolari: trasforma i giovani in zombie.

Qualche mese fa da New York al resto del mondo era scattata la psicosi per gli Scooby Snax. Alla faccia della canina faccia di Scooby Doo, scelta come rassicurante icona-marketing per smerciare quel “misterioso composto sintetico che imita l’effetto del THC, l’ingrediente più psicoattivo della marijuana”. Lo spauracchio della “nuova droga” e la relativa emergenza ciclica è un fenomeno diffuso da che l’uomo assume sostanze psicotrope (da sempre); ma fenomeno altrettanto antico, non meno mimetizzato, decisamente più pittoresco e stravagante è quello che unisce in sempiterna armonia droga e cartoni animati. Gli esempi traboccano: “È una droga fantastica…dobbiamo venderla anche noi!” esclamava Topolino in un fumetto vintage (1951) galvanizzato dalle anfetamine, che poi somministrava gaudente a due personaggi senza il loro consenso.

 

Ancora: la danza degli elefanti di Dumbo, già allucinogena di per sé, ha ispirato svariate livree per i blotter di LSD.

 

Coloratissimi, fluorescenti, i cartoni (doppio senso puramente casuale) da sempre vanno a nozze con il fantastico mondo dell’animazione: da Braccio di Ferro al Cappellaio matto, da Cip e Ciop a Pippo, passando per Bart Simpson (emblema stampato negli anni ’90 sui trip più totemici della generazione-x) e Felix the Cat, che già durante la seconda estate dell’amore era stato adottato come mascotte dei rave inglesi, al pari dello smile o quasi, per dare il twist a flyer psichedelici ma anche per ornare le monocromatiche pastiglie di Ecstasy dai toni pastello.

 

 

L’avvento della rete, delle nuove tecnologie ma soprattutto il proliferare di nuove droghe per ovvi motivi difficili da personalizzare – come l’MDMA, comunemente assunta in cristalli – da una parte ha ridimensionato la fantasia, ma dall’altra l’ha espansa. Molto più di quanto aveva promesso a suo tempo l’utopia lisergica: ecco allora che dal decoro materico/analogico della sostanza si è passati alla sua rappresentazione fittizia e iperdigitalizzata.

I cartoni animati sono però rimasti l’unica costante sopravvissuta alla metamorfosi postmoderna, che ha infranto gli ultimi tabù e liberato definitivamente la creatività più allegorica e visionaria. Oggi la simbologia impazza, meme e fotomontaggi  si sprecano: Crudelia De Mon e la perfida strega della Bella addormenta nel bosco fanno amicizia consumando allegramente piste di cocaina, Biancaneve preferisce sniffare da sola;

 

 

 

 

 

 

 

 

Pinocchio si fa una pera cucinata dall’infingardo Lucignolo; il Gatto Silvestro fuma come un turco in botta di Speed, Paperino apre gli orizzonti sperimentando la DMT, l’ispettore Gadget si strozza col bong e Bugs Bunny, sintetizzando un secolo di viaggi-animati, diventa un “Drugs Bunny” plurisballato…

 

Gli stessi che qualche settimana fa si erano fatti andare di traverso una Rolls Royce, per la prossima morale spiccia non avranno che l’imbarazzo della scelta.

 

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