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Jazz:re:found patrimonio dell’UNESCO

By 10/07/2019 Luglio 22nd, 2019 No Comments

Jazz:ReFound cambia pelle per la terza volta, spostandosi in questi anni tra le terre sabaude, da Vercelli a Torino, da Torino al Monferrato. La nuova location e formula –  festival diffuso all’interno del borgo di Cella Monte-  ha centrato l’obbiettivo: dare accoglienza, riconoscimento e sostanza a un festival dalle grandi potenzialità. Ed è proprio a Cella Monte che ci dirigiamo: dall’est Lombardia sono due ore secche di auto. A onor di cronaca, JRF19 è iniziato giovedì sera, ma noi (Bellebono, Gentile e il sottoscritto) giungeremo solo nel pomeriggio di un fresco sabato di giugno scampato al maltempo; meglio rimanere in jeans e maniche lunghe stasera che l’umidità è inversamente proporzionale alla temperatura!

Programma fitto e in – parziale – sovrapposizione tra i vari stage sulla dorsale del colle lungo cui si snoda il borgo e il festival: infatti dal (main) Molinari Stage che si trova in grande campo ai piedi del monte al cortile (Casaccia Selectors) dove vinili e calici di vino locale si sono alternati senza sosta ci saranno stati circa 500 mt; in mezzo altri tre palchi: Eco Museo Stage, San Quirico, Cinque Quinti, oguno con una propria caratterizzazione musicale e non. Un weekend in cui abbiamo scarpinato sicuramente tanto avanti e in indietro per non perdersi nemmeno una nota o un beat.

Fil rouge nel cartellone sono state le percussioni: Tullio De Piscopo, Yussef Dayes (ex Yussef Kamaal), Tommaso Cappelato e Tony Esposito (sì, proprio quello di Kalimba de Luna!), quattro indizi che fanno una prova! E non potrebbe essere altrimenti in un festival che ha nel proprio DNA la black music declinata nei modi artisticamente più imprevisti e interessanti. Del resto  non poteva essere altrimenti con un cartellone ricchissimo: nei due giorni di permanenza abbiamo assistito ai live di (in ordine sparso) Koroko, Chassol (act di chiusura strepitoso), Area Project (in pratica l'ex tastierista Patrizio Fariselli con un manipolo di musicisti), i già citati Tony Esposito, Yussef Dayes, I Hate My Village, Dj Gruff & Petrella più una dozzina di dj set quasi tutti ottimi San Quirico e Casaccia Selectors.

Un intervento più incisivo per debellare le zanzare che domenica sera hanno reso impossibile la permanenza in area Molinari Stage (siamo ahime vicinissimi alle risiere di Casale), una maggiore determinazione nel far virare il festival verso lidi eco-friendly; accessi all’area festa non sempre chiarissimi o ben gestiti; area e personale camping migliorabile e, per ultimo, una timeline ma mai rispettata; queste sono sicuramente le carenze di JRF19. A onor del vero, va dato atto e riconoscimento a Denis e soci di aver tirato in piedi forse uno tra i miglior festival
boutique in Italia in poco meno di due mesi, superando dozzine di problemi logistici e burocratici e vincendo la scommessa con sé e con il pubblico.

In compenso il paesino ha dato in cambio un coprifuoco sonoro da fare invidia a qualunque altro evento, una cornice invidiabile, qualche esercente e qualche amministratore “illuminato” che han fiutato le possibilità turistiche ed economiche dell’accogliere JRF. Tant’è che sono già state pubblicate le date per l’edizione 2020: dal 25 al 28 giugno.

Noi ci saremo (con scorte infinite di Autan); e voi?

Armando Chiarini

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