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Lettera aperta a tutti gli uomini e donne delle istituzioni.

Sono ormai passati diversi giorni dal lockdown che ha chiuso l’Italia. Dal giorno che il nostro presidente Giuseppe Conte ha comunicato alla televisione l’attuazione delle norme restrittive, la nostra vita è cambiata. Quello che prima era “normale” oggi non lo è più. Non è più normale fare una passeggiata in un parco, non è più normale abbracciarsi, non è più normale vivere liberi!

Noi di UGO il colpo lo abbiamo sentito per primi, ancora prima che le misure di contenimento venissero estese in tutta Italia, colpendo tutti. Questo perché uno dei primi decreti firmati dal governo riguardava il mondo degli eventi. Ma non ci siamo affranti, ci siamo guardati negli occhi (tramite un monitor) e ci siamo domandati:

“Cosa possiamo fare per affrontare positivamente questo momento? Che strumenti abbiamo a disposizione per dare anche noi il nostro contributo per trasmettere un messaggio di speranza?”

È da queste domande che è nato #reboot, un evento virtuale di raccolta fondi per la croce rossa italiana, che nel giro di pochi giorni ha raccolto l’approvazione di tantissimi addetti ai lavori del nostro mondo, quello degli eventi, e che strada facendo ha coinvolto anche persone al di fuori della notte, arrivando al giorno, e diventando un vero e proprio movimento che in queste ore, tra una linea di codice e l’altra, passa molto tempo nel porsi domande.

Questo è quello che chiediamo a voi, uomini e donne delle istituzioni, senza polemiche (ne leggiamo fin troppe sui social) ma con uno spirito positivo e propositivo e per dirvi che seppure il mondo della notte vi fa paura, il popolo della notte ha un cuore che continua a battere nonostante questo momento.

Noi siamo consci della situazione critica che tutti stanno vivendo, sappiamo di tutti i problemi che ogni giorno dovete risolvere, sappiamo che le risposte devono arrivare subito, chiare, pragmatiche perché i problemi da risolvere sono quotidiani e reali per milioni di persone. Ma non dimenticatevi di guardare al futuro, non dimenticatevi che ogni scelta che farete oggi, modellerà il mondo di domani. Se c’è un momento per mettere un seme di cambiamento quel momento è adesso.

State imparando che c’è un altro mondo, il mondo per esempio dello smart working che sta riuscendo per dove è possibile, a mandare avanti le cose. Il mondo degli imprenditori che nonostante tutto mettono a disposizione il loro capitale per aiutare la sanità ad attutire il colpo, imprenditori che modificano il loro business core per mettere la loro forza produttiva ed il loro ingegno al servizio del bene comune. Lavoratori che rischiano la loro vita quotidianamente per garantire i servizi primari alle persone. Togliamo finalmente queste etichette che marchiano questo mondo e che mettono contro chi fa impresa con chi lavora. Mettiamo al centro le persone, i loro talenti e i loro sogni.

“Veniamo da un tempo in cui ci eravamo illusi di essere onnipotenti, di poter arrivare ovunque, di poter fare ogni cosa, di poter controllare ogni cosa. La situazione odierna ci sta dimostrando il contrario e ci sta restituendo la verità di noi stessi, la verità dell’uomo.”

Torniamo a sognare.

Sogniamo il mondo che vorremmo vivere e battiamoci per farlo accadere. Sogniamo un mondo dove i beni primari sono garantiti per tutti e mai come oggi lo stiamo capendo. Sogniamo un mondo dove il welfare venga attuato con la complicità delle aziende. Sogniamo un mondo che premia i virtuosi qualsiasi ruolo loro abbiano in questa società. E torniamo al concetto della meritocrazia onesta, quella che non tutela tutti perché deve essere così, ma tutela chi merita. Non si può salvare tutti e lo vediamo purtroppo con i nostri occhi oggi. A provare a salvare tutti si finisce per non salvare nessuno. Così che mentre noi rincorriamo i nostri ideali, i nostri paradigmi, il mondo sotto di noi si sgretola e quando ce ne accorgeremo sarà ormai troppo tardi.

Miriamo in alto. Non facciamoci usare dalle grosse piattaforme digitali che hanno monopolizzato il mondo mentre noi eravamo occupati a lottare per un articolo della costituzione. L’innovazione non aspetta le leggi, le sovrasta, poiché le leggi sono figlie di un mondo che non c’è più.

Ridiamo valore agli insegnanti che sono le figure che formeranno gli abitanti del domani ed incentiviamo il cambiamento strutturale. È possibile che nel 2020 ci siano professori che non conoscono l’internet? Che faticano a capire il concetto di smart learning? Il mondo stava correndo troppo velocemente, per questo si è fermato.

Ridiamo valore ad infermieri, medici, operatori sanitari con stipendi da favola. Rendiamolo il lavoro dei sogni di ogni ragazzo. I bambini devono tornare a dire: “da grande voglio fare il dottore”, non il calciatore.

Riconosciamo il valore della musica che mai come in questo momento è la compagna di quarantena di tutti. Qualsiasi essa sia. La musica è cultura e la cultura è il nutrimento dell’anima.

Usciamo dal concetto delle 8 ore di lavoro, dal concetto dei turni h24 che altro non sono che l’applicazione perfetta del capitalismo aggressivo. Perché dobbiamo produrre il più possibile? Perché dobbiamo avere come obiettivo finale il profitto sempre e a tutti i costi? Dove è scritto che dobbiamo correre nella produzione? Per andare dove?

Perché le banche non reputano un assunzione di un dipendente un asset aziendale e motivo valido per concedere un finanziamento? Perché un’azienda deve pagare consulenti esterni per farsi spiegare come riuscire a far lavorare una persona senza che però questa possa in alcun modo esercitare i suoi diritti?

Perché il costo del lavoro è diverso tra l’Italia e la Francia? O la Germania? Perché un fondo d’investimento quando vede la dicitura srl dopo il nome di una startup s’inorridisce e ti consiglia di aprire una sede all’estero per attrarre capitale? Perché esistono paesi offshore?

Lo sappiamo, non siamo degli illusi. Siamo coscienti che esistono centri d’interesse, centri di potere, equilibri da mantenere. Ma oggi tutto questo e nei mesi a seguire verrà messo a dura prova ed ora ne siamo più che mai convinti: non vincerà il più forte, ma chi più saprà adattarsi al cambiamento.

Per questo ci chiediamo, vi chiediamo:
“Voi avete un’idea chiara del cambiamento che volete vedere?”

Oggi l’Europa, l’Italia, la Lombardia, la nostra Bergamo, per un brutto malanno è tornata ad essere il centro del mondo, tutti la guardano. A noi il compito di rimboccarci le maniche, stringere i denti e continuare ma voi, uomini e donne delle istituzioni, avete il dovere di farla tornare al posto in cui merita di stare, quel posto che mostra al mondo il valore della persona prima di tutto, prima di ogni cosa.

Noi intanto continueremo a regalare alle persone un momento di svago, con un dj set live, con un video, un podcast, qualsiasi cosa possa far sentire le persone meno sole, perché una cosa è certa:

Questo virus avrà spento l’Italia, ma mai e poi mai riuscirà a spegnere la musica.

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