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How to internet

Metà dei tuoi amici erano così

By 24/02/2016 Ottobre 10th, 2018 No Comments

Ricordo di aver provato un certo entusiasmo, verso la metà degli anni 2000, quando Nightmare Before Christmas era d’un tratto tornato di moda. Io che con le canzoni di Renato Zero c’ero cresciuto, mi sentivo pronto per questo momento.

Quando sono arrivate anche le frange, i My Chemical Romance e le para-depressioni, però, mi sono un po’ perso.

Facendo un gran tuffo nel passato, arriviamo alla madre di tutte le subculture online odierne, ovvero la scena Emo.

giphy

1434726176-tomFacciamo mente locale, in quel periodo si producevano più rebus su MSN che sulla Settimana Enigmistica, Tom era vostro amico su MySpace e lo specchio del bagno era l’unica alternativa alla fotocamera anteriore (per chi proprio doveva). Nessun WhatsApp o Instagram, il social era Netlog, e tra gli amici avrete avuto anche voi qualcuno come BiMbEtTo_STiLOsO94 o LaSnIFFaTRicEdiNeSqUiCk.

In quello stesso periodo di spensieratezza, su quegli stessi social, in qualche cameretta un po’ più triste, qualcun’altro stava odiando la vita e cercando altri come lui/lei che ascoltassero indistintamente Panic! at the Disco o Sleeping With Sirens.

La cultura emo nasce negli Stati Uniti tra gli anni 80 e 90, ma si diffonde in maniera massiva con il moltiplicarsi delle reti internet e delle connessioni create da queste. Il termine è slang e sta per “emotional” (emotivo, ma non ditelo a chi era emo perché lo vedrebbe come un insulto), si sviluppa come corrente musicale acquisendo un grosso seguito tanto da diventare mainstream e generare una propria sottocultura, definita da tagli di capelli (frange e tinte a gogo), abbigliamento (tra il goth e le Spice Girls, anche per gli uomini) ed accessori e piercing come non ci fosse un domani.

[su_youtube url=”https://www.youtube.com/watch?v=Kmy06H8sYek”]https://www.youtube.com/watch?v=unN7QvSWSTo

[/su_youtube] Per quanto particolarmente sentito da chi riscontrava i canoni della sottocultura, ci ricordiamo tutti del movimento principalmente per via di personaggi assolutamente singolari che popolavano le piazze, per le apparizioni in alcuni servizi televisivi ormai diventati storici e per le stereotipate tendenze antisociali/autolesioniste.

skrillexIl fenomeno si conclude all’inizio degli anni 2010, con l’abbandono della scena da parte delle major musicali. Il genere continua comunque ad influenzare diversi stili e culture, alcuni artisti si sono spostati su altri generi, come il più noto esempio di Sonny More (aka Skrillex), ex frontman dei From First to Last, oggi DJ e producer di fama internazionale e artista di riferimento per il genere Dubstep. Generi come il Visual Kei o il continuo supporto alla scena Metalcore mostrano dei chiari riferimenti ad una cultura nata in quegli anni, e scavando a fondo, qualche piccola perla si può ancora trovare.

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