Cult

Ritorno al passato: la musica del futuro si ascolterà su cassetta

Ascesa, declino, ritorno. E all’orizzonte una seconda giovinezza dirompente e super cool: dopo anni di stenti passati nella solitudine dei vecchi scatoloni dimenticati giù in cantina, la musicassetta risorge dall’eterno riposo cui l’avevano costretta walkman e boombox e si rilancia ufficialmente come ultimo baluardo di una sempre più strenua resistenza analogica all’invasione degli ultradigitali. Assieme al vinile naturalmente. Ma con alcune differenze, che valevano ai tempi d’oro (1989, per dire un anno a caso, quando nel solo Regno Unito ne furono vendute ben 83 milioni…) e che continuano a valere oggi: “Il vinile era l’ascolto hi-fi della musica, la cassetta, invece, serviva per l’ascolto pratico. Il disco offre una qualità di registrazione più elevata, ma costa decisamente di più”.

Imparagonabile, poi, la praticità: la cassetta permetteva infatti di duplicare i dischi di amici e parenti spendendo di meno, ascoltare la musica anche in movimento grazie appunto a walkman e alle autoradio, registrare audio di concerti, programmi in fm o qualsiasi altra fonte, compresa la propria voce, e ancora scrivere e sovrascrivere compilation con le canzoni preferite (ottima tecnica d’abbordo, se poi regalata con dedica a una persona speciale, com’era costume allora).

 

Ritualità che ovviamente prima il cd (rip, almeno fino alla prossima resurrezione), quindi l’avvento della musica “liquida” ha reso obsolete alla velocità della luce e non certo dall’altro ieri. E allora a cosa si deve il gradito ritorno? Che, stando ai dati della British Phonographic Industry, nel 2018 si è tradotto in 50mila album venduti su supporto MC, con con un aumento del +125,3% rispetto all’anno precedente, la cifra più alta dal 2004.

Dati sospinti e amplificati dalla sempre più diffusa tendenza fra i grandi artisti pop di pubblicare i propri dischi anche su supporto MC: una su tutti, Bjork, che su cassetta ha addirittura ripubblicato l’intera discografia.

I devoti al cool factor analogico professano quanto segue:

“Le cassette riproducono i suoni in modo caldo, un po’ sporco, e regalano emozioni diverse da quelle di chi ama la perfezione tecnica dei suoni ben riprodotti…offrono la bellezza delle grafiche e dei libretti coi testi, sono feticci collezionabili e stanno prendendo piede sempre di più”.

Stesso discorso, per gli irriducibili del culto nostalgico. Che negli anni ’90, fino ai confini del nuovo millennio, lungo le autostrade d’Italia, dai caselli agli Autogrill, individuavano i punti di interscambio prediletti della loro passione che inevitabilmente confluiva poi nel tempio sconsacrato dove si consumavano i riti tribali del sabato notte: la discoteca.

E chi ancora conserva memoria magnetica, ricorderà senz’altro come il viaggio musicale, in cui il DJ rappresentava lo spirito guida, venisse registrato in tempo reale su quelle cassette che magicamente acquisivano il diminutivo confidenziale diventando “le cassettine” che per il resto della settimana erano oggetto di adorazione e venerazione e che oggi sono autentiche, preziose reliquie della discostoria. Celebrate dalla pagina Facebook The Remember all’urlo fieramente passatista

“Ma che ne sanno le nuove generazioni, questa è arte pura”.

Da Ralf a Dionigi, da Zappalà a Ricky Le Roy, fra le varie compila molti potranno riconoscere dei nomi che tuttora cavalcano l’onda nei club, dove chissà mai un giorno potrà riesplodere l’infatuazione collettiva per il nastro, proprio come già avvenuto per il vinile.

Dimostrato anche dalla ripresa delle linee di produzione dei tape player e dei walkman da parte dei più importanti marchi dell’industria dell’alta fedeltà, pronti a far ripartire meccanismi analogici fermi ormai da decenni, il ritorno della bobina magnetica inizia concretamente a far proseliti anche da queste parti: esempio lampante di ciò è Tape It Easy, fabbrica italiana con sede a Tribiano, vicino Milano, che fa delle musicassette artigianato puro, caratterizzandole con una ricerca estetica e stilistica dall’intrigante gusto retrofuturista.

Il loro motto: “Partendo dalla masterizzazione fino al confezionamento in termoretraibile, persone con esperienza e competenza seguiranno passo dopo passo la produzione per convincerti a dire ‘questa è la scelta migliore!’”.

Per la quale, siamo certi, si congratulerebbe anche Luca Bendandi, graphic designer italiano fondatore a Berlino della piccola casa editrice indipendente Vetro Editions, che ha curato il libro “Cassette Cultures. The Past and the Present of a Musical Icon”, scritto da John Z. Komurki: un piccolo, grande manuale di sopravvivenza analogico-progressista in cui si celebra l’incontro fra passato, presente e futuro, attraverso una sensibilità critica e non solo nostalgica che pare sia la chiave per essere all’avanguardia nel 2020.

 

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