fbpx
CultThrowback

Ritualità perdute Ep.1: in discoteca in motorino in due senza casco

“Se la strada è vuota va fatta in monoruota”.

Ma gli Hell’s Angels delle Basse Padane, i più spavaldi e spericolati, non hanno mai temuto di confrontarsi anche con provinciali trafficate, minuscole stradine di campagna larghe poco più di mezzo metro con un fosso a destra e l’altro a sinistra o addirittura con i portici del centro, teatro perfetto per dare libero sfogo all’esibizionismo più truce e benzinato.Fino a un pugno di annetti fa e forse anche qualcosa di più, il “motorino” – inteso come agglomerato di lamiere, carburatore e risvolti sociali prima che diventassero risvoltini – ha rappresentato per lunghe, dorate epoche di gloria lo strumento d’elezione generazionale per affermare il proprio senso d’appartenza a un gruppo e al contempo per differenziarsi rivendicando la propria autonomia di pensiero e quell’idea di libertà così romantica e naïf che verso i quindici anni si staglia esaltante all’orizzonte inseguendo i miti on the road. Per finire sempre lì: nelle cattedrale dell’agglomerazione di massa.

La discoteca, la Mecca.archivio di Gabber Eleganza

Per anni e anni gli avanzi di balera hanno individuato nel motorino il mezzo ideale per raggiungere il loro tempio sconsacrato: muovendosi in carovana, assecondando a ripetizione il sacro rito dell’impennata, perennemente in due senza casco. Vivi: lì e in quel momento. Incuranti di tutto il resto.

In Uk, negli anni ’60, mods e rockers filano via come il vento lungo le scogliere di Brighton (per darsele di santa ragione non appena discesi verso la spiaggia, dopo aver ingerito una manciata di anfetamine) cavalcando rispettivamente fiammanti Lambretta iperaccessoriate e motociclette modificate partendo da modelli originali delle varie Triumph, Bsa, Norton, Vincent, Royal Enfield;

In Italia la prima scossa su due ruote arriva come al solito con una leggera differita, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, quando la dilagante scena afro/cosmic (nostalgicamente ricordata fra Baia degli Angeli, estati infinite, e capelloni sulla consigliatissima pagina Sballati d’Italia la generazione che negli anni ’80 ha fatto la storia) adotta la Vespa come compagna ideale per i viaggi mistici by night. Purché customizzata con l’adesivo-culto “vagabond”. Anche lì, vietato non impennare. Ricordano i più galli:

“Le penne si facevano su in 2, con il cinquantino/elaborato polini, preferibilmente al semaforo! Era regola! Il top visto fare da un tipo di Brescia a MiraMare nell’80…Vespa Et3 impennata…. chiuso il bloccasterzo…..con una mano dava gas e l’altra ci faceva vedere le chiavi!”.

Grandi impennate anche per tutti gli anni ’90, epoca dell’epica transizione dal motorino allo scooter. Proprio in quel periodo le discoteche si apprestano a vivere il capitolo più entusiasmante della loro favola, la miscela è esplosiva e la Penisola è pronta all’invasione degli ultracorpi: a cavallo del nuovo millennio giovani, giovanissimi e meno giovani per andare in disco si muovono sistematicamente a bordo dei vari Typhoon, Phantom, Sr Aprila, Zip elaborati con accelerazioni da Formula 1 e soprattutto dell’irripetibile Booster Spirit, che ancora oggi occupa di diritto un inossidabile posto ai piani alti della graduatoria iconografica. Assieme al Fifty Malaguti, variante “di nicchia” per i patiti del cambio a marce ancora più aggressiva.

Chilometri, chilometri e chilometri. Senza telefoni, senza navigatori, senza regole. Tra sabato notte e domenica pomeriggio nel parcheggio di praticamente qualunque locale da ballo se ne potevano contare a centinaia. Per non dire migliaia. Poi, a un certo punto, il buio. La musica delle marmitte è finita, la moda degli scooter tramontata assieme alla giovinezza di molti. Il motorino invece continua a vivere (o sopravvivere), esplorando altre forme, nuove strade ed altre evoluzioni futuribili plasmate dall’inevitabile progresso tecnologico che ha legittimamente fatto il suo corso.

E anche se fuori dai club se ne vedono sempre meno o per meglio dire non ne vedono proprio, pollice alto sempre e comunque a chi il sabato sera ha ancora il coraggio di arrivare in pista in monoruota.

Leave a Reply

Exclamation Triangle Check code