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Cult

Stagionate e favolose: l’irresistibile ascesa delle nonne-rave

La discoteca come ricovero alternativo. Fare after come elisir di lunga vita. Ballare per non invecchiare e un po’ per non morire. Ogni sabato notte depongono la dentiera, cena frugale a base di semolino, si fanno belle con mezzo chilo di cipria e dopo un tuffo nell’acqua di colonia si buttano in pista pronte a mordere al collo la notte e da qualche altra parte i giovani rampanti alla ricerca di sensazioni forti: sono le nonne-rave, sempiterna categoria di fauna notturna che ha scelto di rimpiazzare la noia mortale del reparto geriatrico con l’euforia totalizzante del dancefloor, la morigerattezza della terza età con la spavalderia di abiti stravaganti, l’idea soporifera di fare la balia ai nipoti con quella più eccitante degli approcci spericolati sotto cassa. Giovani sempre!

L’ultima in ordine di tempo a conquistarsi un posto nell’olimpo delle semidivinità stagionate è stata Patricia Lay-Dorsey, altrimenti detta “Grandma Techno”, balzata agli onori delle cronache internazionali per aver recentemente pubblicato un libro intitolato “They Call Me Grandma Techno”, nel quale ha raccolto una collezione di fotografie scattate nei primi 10 anni del Movement Festival di Detroit, celebre raduno di cui è una fedelissima frequentatrice, inconfondibile mentre scorrazza con il suo presidio di mobilità per persone disabili attorniate da teenager con le zeppe.

 

 

Nell’edizione 2007, nel bel mezzo della bolgia, un uomo della security si prodigò per lei:  “Toglietevi di mezzo, è Grandma Techno! Lasciatela passare!”. La folla iniziò a gridare “Grandma Techno! Grandma Techno!” e il nome di Patricia cambiò per sempre. Assieme al suo destino. Visto che oggi, con il suo alter ego stroboscopico firma anche una collezione di cappelli brandizzati, borse e adesivi.

Nata invece nel 1900, epopea analoga fu quella di Sally Lippman, passata alla storia come “Disco Sally”.

 

Rimasta vedova negli anni 70, trovò consolazione nelle notti selvagge dello Studio 54, di cui diventò la regina: con le sue folli mosse di danza adulava senza remore i baldi ventenni di Manhattan. Celebrità come Dustin Hoffman e Bill Murray facevano la fila per ballare con lei, mentre i fan adoranti rendevano grazie alla diva travolti da estasi mistica.

 

Disco Sally Morì nel maggio 1982 a New York (pace all’anima sua), proprio mentre un’altra donna geriatrica si preparava a raccoglierne l’eredità. Ovvero Zelda Kaplan, eccentrica, pittoresca variazione sul tema che regnò incontrastata sulla nightlife di New York per tutti gli anni ’90 e pure fin oltre l’inizio del nuovo millennio. La sua filosofia? Semplice e condivisibile:

“Sono molto interessata alla moda. Mi piace apparire carina. Mi piace ancora ballare. I miei amici sono morti…Quindi con chi dovrei uscire? Se non esco con i giovani, chi altro c’è?”.

Morì nel 2012 lasciando un vuoto enorme, che di lì a poco proverà a colmare Baddie Winkle, in arte nonna Instagram: 90 anni di feste, 3 milioni di follower, ama Drake e i fenicotteri gonfiabili. Minigonne pazzesche, costumi catarifrangenti, riferimenti acid, gelati e occhiali a forma di cuore, i suoi feticci imprescindibili. Per la lapide ha già scelto l’epitaffio: «Rubo il tuo uomo dal 1928».

 

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