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Throwback

Studio 54 – un salto nel club che vorresti

By 26/10/2016 Novembre 14th, 2018 No Comments

Hai presente la discoteca più figa nella quale sei mai stato? Ok. Ora immaginatene una ancora più figa. Una dove prendendo un drink al bancone tu possa scontrare il gomito contro quello di Andy Warhol. Alzare lo sguardo e trovare sul cubo Michael Jackson o Diana Ross.

Una dove nel pisciatoio accanto al tuo tu possa trovare John Travolta, o sentirti completamente a tuo agio vedendo l’ex moglie di Mick Jagger entrare in pista in groppa ad un cavallo bianco.

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Ora immergiti nei glitter e nelle leggendarie notti degli anni 70, hai appena passato la rigida selezione all’ingresso: sei nello Studio 54.

studio-54Situato a Manhattan nella 54a strada è stato uno tra i club più famosi, posh, eccessivi e eccentrici di tutti i tempi. Così indelebile nella storia della disco da crearne un lungometraggio: 54.

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La trama del film, diretto da Mark Christopher, è piuttosto frivola, ma è il momento storico e lo status symbol di quel locale a renderlo un imperdibile per chiunque. È la storia un bel benzinaio del New Jearsy (Ryan Philippe nelle vesti di un paesano che vuol andar in città a trovar fortuna) che vuol diventare qualcuno.

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Qualcuno tipo un busboy (niente popò di meno che un barista, tipo un quattordicenne che finalmente realizza il sogno di smazzare flyer per tutti gli angoli della città in cambio di un free drink) dello Studio 54. Non focalizziamoci sulla vita del poverino ma sul contesto che ci butta senza troppi indugi negli anni 70, nel sesso e nella droga.

La promiscuità che caratterizza quel periodo storico e il simbolo che ne ha fatto questo mitico club, quando i gestori dei locali diventavano veri e propri dèi da idolatrare. I problemi che attanagliavano i ventenni del tempo che tuttora, se anche in forme leggermente diverse, non cambiano mai. Un film per venire trasportati in un mondo ora impossibile da ricreare, un eden di cocaina e profilattici profumati e omosessualità fuori dai denti. Una realtà dove tutto sembrava possibile, dove passare la selezione voleva dire essere realizzati. Una realtà che non sembrava poter finire, ma che invece una fine la trovò, la fine più amara e lacrimogena che ci si potesse aspettare.