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Viaggio nella techno, terza tappa: Tokyo

By 09/02/2017 Novembre 14th, 2018 No Comments

Ecco la terza tappa nella musica techno underground. La città scelta non si può considerare una cattedrale della cultura techno come le altre, ma rappresenta come il fenomeno sia diventato di caratura globale. Tokyo e il Giappone rappresentano come la musica e la cultura club underground attecchisca anche su culture diverse dalla nostra.

020B16D6-95C5-4A03-8254-AE02A285294B-255-000000135739CDA1_tmpPer le vie di Tokyo non si incontrano veri e propri quartieri notturni o club di grandi o medie dimensioni. Fare musica techno a Tokyo e in tutto il Giappone è diverso rispetto all’America o all’Europa, qui la vita notturna, i club e la musica techno sono vietate per legge.

La Fuehio è la legge che proibisce in tutta la nazione di esercitare il ballo durante la notte. Questa legge risale al lontano 1948 quando, durante l’occupazione post bellica americana, i locali notturni dove si ballava venivano usati sostanzialmente per incontrare prostitute. I tempi sono decisamente cambiati ma la legge è rimasta e, anche se modificata, continua a vietare o a rendere molto difficoltosa l’esistenza dei club. La ghettizzazione in apposite aree, l’imposizione di orari di chiusura molto restrittivi (mezzanotte massimo l’una solo per alcuni locali), l’imposizione di regole molto rigide sullo spaziatura del locale sono alcune delle vessanti norme che hanno portato molti grandi club della città a chiudere negli anni. Inoltre la stragrande maggioranza della popolazione di Tokyo e del Giappone è composta da persone con più di 40 anni; avendo anche il record di over 65, la popolazione giapponese é la più anziana del mondo. Questo fattore porta i giovani ad essere un’esigua minoranza e ad avere la maggioranza dell’opinione pubblica contraria alla night life. Per di più un giovane è stato ucciso nel quartiere della vita notturna Amerikamura, nella città di Sapporo, la notizia ha mandato l’indignazione nell’opinione pubblica alle stelle, facendo pendere ancor di più a favore delle restrizioni il giudizio delle persone.

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La chiusura dei club non ha però affatto ucciso la scena underground, ma ha solo spostato le feste in locali abusivi. Moltissime persone a Tokyo vanno ancora a ballare e lo fanno consapevoli che sia illegale. Nel quartiere di Shibuya i party sono tanti ma si devono tenere in location nascoste, magari camuffati da altre attività per non dar nell’occhio.

È curioso il caso del dancefloor nato sotto una lavanderia a gettoni, in un tranquillo quartiere periferico. “La gente vuole andare a ballare anche se questo è contro le regole” spiega il proprietario “a noi interessa non disturbare, vogliamo far sì che nessuno sia disturbato dalla nostra musica, rispettiamo la gente della zona e vogliamo che capiscano che a noi interessa solo divertirci e stare insieme, nient’altro“. È in corso una raccolta di firme da portare al parlamento per cambiare definitivamente la Fuehio con già più di 200.000 firme.

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Dommune è un canale streaming e radio di Tokyo in cui si parla della scena underground e soprattutto si suona per ore musica techno.

Ballare è un istinto umano. Per secoli il genere umano ha mangiato, dormito, si è riprodotto e… ha ballato!

Inizia così il suo discorso Naohiro Ukawa direttore di Dommune “Tokyo è una città enorme, molte persone vengono qui da lontano, molte non si conoscono, è facile sentirsi soli, dispersi. Il club serve proprio a questo, a unire le persone, a farle incontrare e interagire oltre che divertire e svagare. Per questo i club sono fondamentali per Tokyo“.

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Nonstante l’opposizione della maggioranza dell’opinione pubblica la scena underground di Tokyo rimane viva e in continua evoluzione con nuove iniziative. Il livello non è equiparabile alle più evolute città europee o americane, è però una importante realtà in continua crescita. Ukawa poi conclude così il suo discorso “qui è difficile suonare techno e i nostri artisti sono ancora acerbi e hanno difficoltà a migliorarsi, ma voglio dire una cosa loro, citando il fumettista Takashi Nemoto: se credi in qualcosa, non importa, continua a farlo